Quando è la casa a stressarci
Il 20 luglio il termometro dell'insegna della farmacia segnala 36 gradi e tu stai rientrando a casa accaldata; appena apri la porta hai la sensazione di essere entrata in un forno. Noti subito che la temperatura è troppo alta. Sei infastidita e con il tuo sguardo ti dirigi subito verso il corridoio pensando ad una bella doccia rinfrescante. Nel frattempo noti che sul piano della cucina ci sono molti (troppi) oggetti accumulati. Rigiri lo sguardo e mentre cammini trovi un mobile fuori posto che ti blocca il passaggio.
Calore, disordine, percorsi complicati e rumori sono tutti elementi che nell'architettura d'interni appartengono alla categoria degli stressor ambientali, ossia di tutti quegli stimoli che richiedono all'organismo uno sforzo di adattamento. Lo stress ambientale è definito come la risposta psicofisiologica degli esseri umani (e degli animali) alle strutture fisiche, chimiche e biologiche dell'ambiente circostante. Attenzione però, non tutti gli stimoli a cui siamo sottoposti sono stress: esiste infatti una distinzione fondamentale tra stimoli che causano stress negativo cronico e stress positivo. Un'esposizione di breve durata come l'esercizio fisico o l'affrontare nuove sfide sono fisiologici e addirittura benefici, poiché migliorano le prestazioni, la risposta cardiaca e la difesa da infezioni; viceversa l'esposizione prolungata a stressor fisici innalzano costantemente i livelli di ormoni dello stress, portando nel tempo a soppressione del sistema immunitario, ipertensione, affaticamento, disturbi gastrointestinali e malattie cardiovascolari.
Le neuroscienze applicate all'architettura hanno ormai dimostrato che gli spazi che frequentiamo influiscono sulla nostra vita molto più di quanto immaginiamo. Secondo il modello elaborato dall'Università del Wisconsin (County Health Rankings), l'ambiente fisico e sociale in cui viviamo e lavoriamo incide per oltre il 50% sul nostro stato di salute complessivo.
Per un architetto conoscere le relazioni spazio/uomo significa avere la possibilitá di porsi e soprattutto rispondere alla domanda progettuale principale: quali caratteristiche di uno spazio stressano il mio cliente? E soprattutto, come posso prevenire e migliorare questa situazione in progetto?
Analizziamo allora con calma gli stressor principali che possiamo trovare in ogni ambiente, e proviamo a capire come comportarci da un punto di vista progettuale per sfruttare le conoscenze a nostro favore.
Comfort termico e temperatura
Temperature inadeguate negli ambienti compromettono il benessere, l'attenzione e le prestazioni cognitive. Quando fa molto caldo, infatti, il corpo cerca di disperdere il calore attraverso meccanismi come la vasodilatazione e la sudorazione; quando fa freddo, al contrario, attiva strategie opposte per conservarlo. Se la condizione sfavorevole persiste, questa continua necessità di adattamento può diventare una forma di stress fisico.
La risposta progettuale ideale dovrebbe essere preventiva: bisognerebbe cioè poter intervenire già in fase di progetto studiando attentamente l'orientamento, l'esposizione e la possibilità di favorire una ventilazione naturale incrociata. Quando si lavora su un progetto d'interni, però, le condizioni architettoniche ed edilizie sono spesso già determinate dall'edificio esistente ed il progettista deve confrontarsi e migliorare una situazione data. In questi casi, due degli strumenti su cui è possibile intervenire con maggiore efficacia sono il layout e i materiali. Il layout interno e la distribuzione delle funzioni devono tenere conto della variazione delle condizioni ambientali nell'arco della giornata: evitare dunque di predisporre un ambiente molto esposto al sole nelle ore pomeridiane, per esempio, a funzioni che richiedono una permanenza prolungata proprio in quelle ore. Allo stesso modo, per controllare l'irraggiamento delle superfici finestrate più esposte è possibile scegliere sistemi di schermatura con tessuti capaci di lavorare a nostro favore, mentre rivestimenti, finiture e materiali devono essere valutati sempre considerando il loro comportamento termico e non soltanto le loro qualità estetiche.
Dal punto di vista progettuale, quindi, il comfort termico è molto più complesso della semplice scelta di un impianto di climatizzazione più potente e significa prima di tutto capire come l'edificio reagisce all'ambiente e come le persone lo abitano nel corso della giornata, per poi successivamente definire spazio, materiali e soluzioni tecniche in modo coerente.
Comfort acustico e rumore
La televisione del soggiorno che si sente in camera mentre si prova a leggere un libro, il rumore della centrifuga mentre siamo in riunione nello studio, il riverbero delle chiacchiere in un grande living, le parole che arrivano dalla cucina e ci distraggono proprio mentre un collega al telefono ci fa una domanda importante.
Non stiamo parlando di chiasso, ma di segnali sonori indesiderati che interferiscono con ciò che stiamo facendo e rendono più difficile concentrarci sul segnale che, invece, ci interessa.
E non è soltanto una questione di volume: intensità, frequenza, durata, ripetitività e soprattutto prevedibilità e controllo. Un rumore intermittente e imprevedibile, per esempio, può risultare particolarmente disturbante proprio perché continua a richiamare la nostra attenzione. L'esposizione al rumore può interferire con motivazione, memoria di lavoro, attenzione e apprendimento; quando diventa cronica, può inoltre contribuire all'attivazione delle risposte fisiologiche associate allo stress.
L'architettura d'interni dispone di strumenti molto concreti, che vanno ben oltre l'isolamento acustico tra interno ed esterno; ancora una volta, distribuzione delle funzioni e scelta dei materiali diventano parte della soluzione. Il layout efficace evita, per esempio, di affiancare attività acusticamente incompatibili: una zona dedicata al lavoro o allo studio dovrebbe essere protetta, per quanto possibile, dalle aree più rumorose della casa. Allo stesso tempo, il progetto può intervenire sul modo in cui il suono si propaga all'interno degli ambienti, soprattutto quando grandi superfici dure e riflettenti favoriscono il riverbero.
Materiali e arredi devono quindi essere scelti considerando anche il loro comportamento acustico. Superfici fonoassorbenti, tessuti, tende, tappeti, imbottiti, librerie, carte da parati e una maggiore varietà di texture possono contribuire, con efficacia diversa a seconda del materiale e della soluzione adottata, a controllare la riflessione del suono e a rendere l'ambiente acusticamente più equilibrato.
Una casa acusticamente confortevole non è necessariamente una casa silenziosa. È una casa che permette, per quanto possibile, di non subire continuamente suoni indesiderati.
Luce e ritmi circadiani
La luce è una forma di energia che ci permette di vedere l'ambiente e gli oggetti intorno a noi. L'organismo umano, però, la utilizza anche come informazione temporale: è infatti l'alternanza tra luce e buio a contribuire alla regolazione dei ritmi circadiani, cioè quei cicli biologici di circa 24 ore che partecipano, tra le altre funzioni, alla regolazione del sonno e della veglia. Dal punto di vista dell'architettura d'interni questo significa che il progetto illuminotecnico è, in un certo senso, anche un progetto del tempo: la luce oltre a permetterci di vedere ció che è importante e ció che non lo é, accompagna quello che facciamo e comunica al nostro organismo in quale momento della giornata lo stiamo facendo, contribuendo ai segnali attraverso cui il corpo regola alcuni processi fisiologici nell'arco della giornata.
Quando si progetta è dunque importante privilegiare, dove possibile, l'accesso alla luce naturale, organizzando negli spazi maggiormente illuminati le attività diurne che richiedono energia, attenzione e concentrazione. Questo deve avvenire valutando sempre eventuali situazioni di abbagliamento e riflessi e trovando un equilibrio tra ingresso della luce e comfort termico. Una ridotta esposizione alla luce naturale, soprattutto in alcuni periodi dell'anno, può infatti interferire con i meccanismi che regolano umore e ritmi biologici ed è coinvolta, nelle persone predisposte, nel disturbo affettivo stagionale (SAD) e nei sintomi depressivi che possono comparire durante i mesi invernali.
Le fonti di illuminazione artificiale, indispensabili per accompagnare i ritmi della vita contemporanea — soprattutto nelle stagioni in cui le ore di luce naturale diminuiscono — devono quindi essere progettate attribuendo loro l'importanza che meritano. Intensità, spettro e momento dell'esposizione alla luce possono infatti influenzare i ritmi circadiani; in particolare, un'esposizione luminosa intensa nelle ore serali può interferire con la produzione di melatonina, uno degli ormoni coinvolti nella regolazione del ciclo sonno-veglia, rendendo più difficile per l'organismo prepararsi al riposo.
Oltre alla posizione e alla tipologia delle sorgenti luminose, è quindi importante poter avere un buon controllo sulla loro intensità. Questo permette di ridurre progressivamente gli stimoli quando necessario, differenziare gli scenari luminosi in funzione delle attività e, quando il progetto lo consente, distribuire più punti luce nell'ambiente anziché affidare tutta l'illuminazione a un'unica sorgente centrale molto intensa.
Altri parametri fondamentali di un progetto illuminotecnico — quantità e distribuzione della luce, temperatura di colore, resa cromatica, luce diretta e indiretta, controllo dell'abbagliamento e costruzione degli scenari — sono sufficientemente complessi da meritare un approfondimento dedicato.
Quello che possiamo semplificare, in questo breve paragrafo, è un principio: illuminare una casa non significa distribuire uniformemente molta luce. Significa creare condizioni luminose appropriate alle attività che si svolgono nei diversi ambienti e nei diversi momenti della giornata, garantendo allo stesso tempo la possibilità di controllare quanto, dove e come illuminare.
Qualità dell'aria e umidità
La qualità dell'aria è uno di quegli aspetti invisibili di un ambiente che meritano particolare attenzione, visto che non puó essere valutata semplicemente osservando una stanza, ma si fa presente attivando sensazioni di comfort/discomfort e incidendo sulla salubrità degli spazi che frequentiamo.
Quando parliamo di qualità dell'aria interna rientrano in questa categoria diversi fattori: dalla presenza di inquinanti potenzialmente nocivi alla ventilazione e al ricambio d'aria, fino al livello di umidità presente nell'ambiente. Quest'ultimo contribuisce direttamente alla nostra percezione di comfort: quando l'umidità è molto elevata e si combina con temperature alte, per esempio, rende meno efficace l'evaporazione del sudore e quindi più difficile per il corpo disperdere il calore. Anche valori di umidità troppo bassi o troppo alti possono rendere un ambiente poco confortevole.
Per un progetto d'interni, occuparsi della qualità dell'aria significa quindi considerare ventilazione, ricambio d'aria, controllo dell'umidità e soprattutto una scelta consapevole dei materiali come parti integranti del progetto, e non come questioni tecniche secondarie da affrontare soltanto alla fine.
I materiali che scegliamo di introdurre negli interni meritano particolare attenzione: pitture, vernici, adesivi, pannelli, rivestimenti e arredi possono contribuire in misura diversa alla presenza di sostanze volatili nell'aria. La scelta come sempre non deve quindi limitarsi al valore estetico, prestazionale e di durabilità, ma anche alle caratteristiche emissive dei prodotti e alla loro adeguatezza all'ambiente nel quale vengono inseriti.
Una casa può essere aesthetic ed impeccabile in fotografia e funzionare molto male per chi la abita. La qualità di un progetto comprende anche ciò che l'occhio umano non riesce a vedere ma il corpo riesce a sentire.
Il sovraccarico visivo: quando gli oggetti pesano sull'ambiente
Esiste poi uno stressor molto più difficile da identificare, spesso semplicemente confuso con il disordine: il sovraccarico visivo. Si manifesta in quegli ambienti nei quali convivono molti colori dominanti, oggetti e decorazioni esposti ovunque senza una logica precisa, cavi visibili, superfici costantemente occupate; insomma, tanti — troppi — elementi che richiedono attenzione contemporaneamente.
La Environmental Load Theory parte dal principio di base che la nostra capacità di elaborare informazioni è limitata. Quando un ambiente presenta continuamente molti stimoli concorrenti, il cervello deve selezionare ciò che è importante, ignorare ciò che non lo è e costruire una gerarchia tra le informazioni che riceve. Questo lavoro costante di selezione ed elaborazione aumenta il carico cognitivo e può contribuire alla sensazione di affaticamento e stress.
Dal punto di vista progettuale, ridurre questo carico significa dare una gerarchia agli stimoli: decidere, attraverso la disposizione degli oggetti, la luce, le proporzioni, il raggruppamento e il ritmo, cosa deve attirare lo sguardo, cosa deve accompagnarlo e cosa, invece, può rimanere sullo sfondo.
È importante sottolineare che diminuire il carico visivo di una casa non significa "svuotarla", né creare necessariamente ambienti freddi, minimalisti o privi di personalità. Significa ridurre la competizione tra elementi e materiali, scegliere colori capaci di dialogare tra loro senza contendersi continuamente l'attenzione, costruire punti focali ed elementi di sfondo, utilizzare la luce, la composizione e i principi dell'interior design per guidare la percezione dello spazio.
Una casa può essere ricca, stratificata, colorata e profondamente personale e restare, allo stesso tempo, facile da leggere per chi la abita.
Direttamente collegato al sovraccarico visivo esiste un altro stressor, che possiamo identificare come la mancanza di leggibilità dello spazio. Uno spazio è considerato leggibile quando è facile comprenderne l'organizzazione: dove passare, dove fermarsi, quale area è destinata a quale attività. Uno spazio funzionale è, in fondo, quello che funziona senza costringerci a pensarci troppo, quello in cui ogni cosa sembra trovare naturalmente il proprio posto. Quando, invece, percorsi, funzioni e confini si sovrappongono continuamente, aumenta lo sforzo necessario per utilizzare lo spazio stesso, contribuendo all'affaticamento cognitivo e alla percezione di una perdita di controllo.
Trascorriamo gran parte del nostro tempo negli ambienti interni e la progettazione dello spazio è uno degli strumenti attraverso cui è possibile intervenire sugli stressor che incontriamo nella quotidianità.
Un progetto d'interni viene spesso valutato soltanto in base a ciò che mostra: colori, materiali, arredi, illuminazione, composizione, abbinamenti. Esiste però un altro livello, altrettanto importante, ed è proprio ciò che può distinguere un progetto semplicemente bello da uno che è bello e che funziona: capire quali richieste l'ambiente sta facendo continuamente a chi lo abita e decidere quali di quelle richieste siano davvero necessarie.
Progettare bene significa creare ambienti che, ogni giorno, siano nostri alleati e richiedano meno a chi li frequenta.